Identità ed etnie nello studio della protostoria italiana


  
"Non tutti quelli che usano il Kalashnikov sono dei Russi" (Part # 1)

Anche a causa delle recenti vicende internazionali (Bosnia, Ruanda, ex Repubbliche sovietiche, ecc.), la questione dell’identità etnica è tornata ad essere un tema di primo piano per gli studiosi di scienze sociali.
Sul versante dell’antropologia, gli approcci attuali sembrano considerare l’identità e l’etnia come gli esiti di processi di costruzione sociale, non sempre pienamente coscienti e vissuti talvolta in opposizione ad altre identità (contrastive identity; Fabietti 1995, Remotti 1996; Barth 1969, Amselle 1990, Amselle, M’Bokolo 2008)
Bisogna comunque sottolineare che una volta compiuti, tali processi risultano efficaci e costituiscono una quadro di riferimento (ideologico, simbolico, ecc.) verso cui possono convergere sentimenti di identificazione, movimenti politici, ecc. (Jourdan 2010, p. 20 in riferimento ai lavori di Banégas R.).
Anche in archeologia i temi dell’etnia e dell’identità sono stati affrontati utilizzando, oltre al paradigma storico-culturale, orizzonti teorico-interpretativi di carattere antropologico e comparativo, che Mariassunta Cuozzo ha riassunto in un articolo di ampia sintesi (Cuozzo 2000).
  

 "Non tutti quelli che usano il Kalashnikov sono dei Russi" (Part # 2)

Come sostiene la studiosa, uno dei problemi più difficili da risolvere è quello di risalire ai processi di costruzione sociale e di ricollegarli alla cultura materiale, individuando in quest’ultima l’eventuale presenza di indicatori etnici cosa che, in buona sostanza, dipenderebbe da un’accurata ed approfondita lettura polisemica dei singoli contesti.
Per questo, ad esempio, gli attuali filoni di ricerca relativi ai conflitti e agli spostamenti di popolazioni (Etruschi, Celti, ecc.) nell'età del ferro dell'Italia settentrionale appaiono particolarmente spogli dal punto di vista della praparazione teorica.
L'eredità di Franz Boas in archeologia (il diffusionismo e le nozioni di area culturale e cronologica) non può essere utilizzata, valicato il confine del secondo millennio, come unico metodo d'analisi di situazioni instabili e conflittuali.
Come sostenne  ormai alcuni decenni or sono Frederik Barth (Barth 1969), un gruppo etnico non è utilmente definibile in base ai criteri linguistici, territoriali, ecc., ma, al contrario, in base a quelli elaborati dagli stessi interessati per stabilire un'unione e una distinzione tra sè e gli altri. Il gruppo etnico, per interagire con gli altri, elabora una serie di criteri di autoidentificazione che consentono ai suoi membri di interagire con i membri dei gruppi che si autodefiniscono in maniera diversa.
Le immagini riportate sopra, volutamente provocatorie, contribuiscono a mettere in luce le approssimazioni con cui talvolta viene ancora affrontata la questione.
Non tutti quelli che usano il Kalashnikov sono dei Russi (possono essere anche degli Africani) potrebbe ad esempio essere tradotto come: non tutti quelli che usano il gladio sono dei Romani o non tutti quelli che usano l'armamento lateniano sono dei Celti.

Bibliografia

Amselle J-L., 1990, Logiques métisses. Anthropologie de l’identité en Afrique et ailleurs, Paris.
Amselle J.-L., M’Bokolo E. 2008 – L’invenzione dell’etnia, Maltemi, Roma, 282 pp. (ed. or. Au coeur de l’ethnie. Ethnies, tribalisme et état en Afrique, La Découverte, Paris 1985)
Barth F. (a cura di), 1969, Ethnic groups and boundaries, Bergen-Oslo.
Cuozzo M. 2000 - “Orizzonti teorici e interpretativi, tra percorsi di matrice francese, archeologia post-processuale e tendenze italiane: considerazioni e indirizzi di ricerca per lo studio delle necropoli” in “Archeologia Teorica”, Terrenato Nicola (a cura di), Edizioni all’Insegna del Giglio, Firenze, 2000, pp. 323-360.

Fabietti U., 1995 - L’identità etnica. Storia e critica di un concetto equivoco, La Nuova Italia Scientifica, Roma, 172 pp.
Remotti F., 1996 - Contro l’identità, Laterza, Roma-Bari, 108 pp.